Indice dei contenuti esaminati
 

06/Maggio/1840.
Sir Rowland Hill.
I servizi postali nel tempo antico.
I servizi postali nel Medio Evo.
La Famiglia dei Tasso.
I precursori del francobollo.
I “Cavallini” degli Stati Sardi.
Dopo il 06/maggio/1840.
Francobolli e collezioni.
Collezione generale.
Collezioni a soggetto.
Collezioni tematiche.
Posta Aerea.
Annulli Postali.
Come si identifica un francobollo.
Il formato dei francobolli.
Francobolli ordinari e commemorativi.
Dal francobollo al foglio intero.

 

 

06/maggio/1840

E’ la data di nascita dei francobolli.

Sir Rowland Hill avviò la riforma dei servizi postali sul territorio del Regno Unito con l’ emissione di due francobolli: l’ 1 penny nero ed il 2 pence azzurro.

La riforma si articolava su diversi punti, tra cui:

tariffa unica per il trasporto della corrispondenza all’interno del Regno Unito, indipendentemente dalla distanza coperta;

far pagare il “costo” del servizio postale, corrispondente al “valore” del francobollo, al mittente e non più al destinatario, come avveniva prima;

lo Stato garantiva con l’uso del francobollo l’efficienza del “servizio” postale, cioè la segretezza dell’informazione e la certezza dell’arrivo a destinazione della lettera;

i francobolli venivano posti in vendita presso gli uffici postali.

 

 

Sir Rowland Hill ( 1795 – 1879 )

Per rendere agevole e sicuro il pagamento anticipato del servizio postale, ideò il francobollo.

Un piccolo rettangolo di carta gommata che chiunque poteva acquistare presso gli uffici postali per il prezzo sopra stampato, per poi incollarlo sulla busta da imbucare nelle apposite cassette, sicuro dell’arrivo a destinazione della lettera spedita.

Con l’utilizzo dei primi due francobolli per la corrispondenza e precisamente: l’un penny nero per le lettere dal peso inferiore alla mezza oncia ed il due pence azzurro per le lettere dal peso non superiore all’oncia, si ebbe la svolta decisiva per la democratizzazione dei servizi postali.

 

I Servizi Postali nel tempo antico

Nell’antichità solo i potenti avevano il diritto di fruizione.

Erano stati ideati e realizzati dai sovrani allo scopo di assicurarsi la possibilità di spedire, o di ricevere, messaggi ai propri funzionari, sparsi in ogni angolo dei loro domini per il controllo della situazione politica, sociale, economica e militare.

Ciro il Grande, imperatore dei Persiani, impose ai propri sudditi la fornitura di cavalli, stazioni e messaggeri per rendere efficienti al massimo tali servizi.

A quei tempi non si parlava di “posta”, ma di “angheria”, termine che stava ad indicare come uomini e cavalli dovevano essere forniti “obbligatoriamente” e “gratuitamente” ai potenti .

L’imperatore Augusto istituì lungo tutti i tracciati delle vie consolari dell’Impero il “cursus publicus”: una fitta rete di stazioni di cambio, “positiones”, da cui ha origine il nome di “posta”, dove i messaggeri facevano la spola per ricevere e rimandare messaggi.

L’aggettivo “publicus” designava tutto ciò che era di spettanza dell’amministrazione Statale e quindi: le postazioni, i postali e i cavalli operavano esclusivamente per conto dell’imperatore.

Il “pubblico”, se aveva bisogno di spedire una lettera, doveva servirsi di costosissimi “tabellari” privati.

L’efficientissimo servizio postale romano, che ebbe il suo apice con l’imperatore Costantino, decadde sotto le ripetute invasioni barbariche.

 

I Servizi Postali nel Medio Evo

Dopo le invasioni barbariche, Carlo Magno tentò di restaurare il servizio postale, ma con scarso successo.

La posta risorse per iniziativa delle libere università medioevali, quando nel 1315 l’ateneo di Parigi ottenne da Filippo il Bello la “patente” per organizzare un servizio di collegamento tra gli studenti e le famiglie.

In Italia i Visconti e gli Sforza organizzarono una rete di corrieri tra Genova e Milano; mentre i messaggeri della Repubblica Veneta percorrevano velocemente tutta l’Italia; sulle missive più urgenti era disegnata una forca, segno inequivocabile di una esecuzione capitale per il corriere che avesse tardato a recapitarla.

 

La Famiglia dei Tasso

Nel Medio Evo i collegamenti postali europei vennero ripristinati dalla famiglia Tasso.

Alla fine del XIII° secolo Omodeo TASSO e, poi, i suoi discendenti ottennero da Carlo V° il “generalato” postale dell’impero.

I corrieri del TASSO percorrevano regolarmente le piste europee, dall’Italia alla Francia, dalle Fiandre alla Germania ….. alla Spagna, ecc. ecc..

Il “monopolio” postale dei TASSO durò fino alla fine del ‘700; fu compromesso dalla rivoluzione francese e, poi, dallo stesso Napoleone, che cercò di organizzare una posta di Stato in tutti i dipartimenti del suo impero.

Dopo il Congresso di Vienna , con la Restaurazione del 1815, la famiglia dei TASSO riottenne gli antichi privilegi sui servizi postali, ma nel giro di pochi anni gli Stati della nuova Europa riscattarono il monopolio e la posta tornò ad essere gestita dalla amministrazione pubblica.

 

I precursori del francobollo

La riforma postale, introdotta da Sir Rowland HILL, comportava principalmente nell’attribuire al mittente l’onere di pagare il servizio postale: ma questo non significava che prima di allora il prezzo della corrispondenza venisse pagato sempre e solo dal destinatario. Infatti i mittenti più cortesi avevano già l’abitudine di far pervenire ai loro corrispondenti le lettere già “franche” pagando i diritti postali all’ufficio di partenza , che contrassegnava in modo particolare le lettere in oggetto apponendo uno speciale bollo con la parola “franca” o con la sigla “PD” che significava : “Pagato fino a Destino” .

L’idea di utilizzare fogli pre pagati non era del tutto nuova, infatti nel 1608 nella Repubblica di Venezia, i magistrati della Serenissima per racimolare i fondi necessari per i lavori di contenimento degli argini dei fiumi: Brenta, Bottenigo e Muson, onde evitare il soffocamento del porto di Malamocco, decisero di sottoporre le lettere spedite dai pubblici uffici e dai funzionari di un “datio” di quattro soldi.
Queste lettere o “tagli”. dal valore appunto di quattro soldi, recavano in alto a stampa il “Leone di San Marco” affiancato dalle lettere “A” e “Q” che indicavano come il ricavato andasse a beneficio dell’Ufficio delle Acque.
I predetti fogli, che erano l’equivalente di una sovratassa postale, rimasero in vigore fino alla caduta della Repubblica della Serenissima nel 1797.

 

I “Cavallini” degli Stati Sardi

Nel 1819 comparvero i “Cavallini” degli Stati Sardi, fogli da 15, da 25 e da 50 centesimi, emessi dagli Stati Sardi ed il cui nome era dovuto alla figura di un genietto alato a cavallo.

Il “cavallino” da 15 centesimi aveva una cornice circolare, quello da 25 centesimi una ovale, mentre quello da 50 centesimi una ottagonale.

Anche per questi fogli, chi li utilizzava, non veniva a pagare il servizio postale, ma corrispondeva all’erario il diritto che esso imponeva su ogni oggetto trasportato dai corrieri.

Dopo una prima serie provvisoria in azzurro, fece seguito nel 1820 un seconda serie con l’impronta stampata a “secco” in rilievo.

 

Dopo il 06/maggio/1840

Il 10/febbraio/1841 il penny nero venne sostituito dal penny rosso per un problema di annullo, visto che l’inchiostro nero del timbro si confondeva con lo sfondo del francobollo.

Il 13/marzo/1841 anche il due pence azzurro venne modificato con l’aggiunta di una riga bianca in alto e in basso all’effige della regina, a migliorarne sensibilmente l’aspetto generale.

Il 21/gennaio/1843 il Consiglio di Stato del Cantone di Zurigo approvava la riforma del servizio postale, espressamente ispirata al modello inglese, con l’emissione di due valori: da 4 e da 6 centesimi (rappen). Il primo per le lettere circolanti nell’ambito di un unico ufficio; il secondo per tutte le altre lettere; ed infine, entrambi i valori, per un totale di 10 centesimi, per le raccomandate.

Nel luglio del 1843 anche il Brasile provvide alla emissione di tre valori e precisamente da: 30, 60 e 90 reis con un disegno ridotto all’essenziale, alle cifre dei valori, noti con il nomignolo di “occhi di bue”.

Nell’ottobre sempre del 1843 anche Ginevra ebbe il suo primo francobollo, noto come il “doppio” in quanto si componeva di due mezzi valori da 5 centesimi. Per spedire una lettera da un punto all’altro del cantone, occorreva l’intero francobollo da 10 centesimi; mentre entro i limiti della città, bastava mezzo valore.

Sempre in Svizzera, nel 1845, si ebbe l’emissione del primo francobollo policromo nel Cantone di Basilea, noto con il nome di “colomba”.

Anche negli Stati Uniti i primi francobolli ebbero valore “locale”. Così, l’emissione da 5 cents, avvenuta nel luglio del 1845, pur essendo la prima ufficialmente riconosciuta, recante l’effige di George Washington, era valida per il solo distretto di New York.
L’emissione da 3 cents del 1842, sempre nella città di New York, non ebbe valore ufficiale in quanto “privata”.
Altre città seguirono l’esempio di New York dotandosi di “propri” francobolli, ma solo nel 1847 ci fu l’emissione di due valori, e precisamente: il 5 cents, illustrato con il ritratto di Franklin, ed il 10 cents con l’effige di Washington, che possono ritenersi i “primi” ufficialmente validi per tutti gli Stati della Confederazione Nordamericana.

Sempre nel 1847, nell’isola Mauritius, si ebbe l’emissione di due valori: dell’1 penny e del 2 pence (Post Office), entrambi ritenuti rarità filateliche, in quanto subito sostituiti con una seconda emissione recante la scritta “Post Paid” in luogo della prima, già segnalata.

Verso lo scadere del decennio, ossia nel 1849, si ebbero i primi francobolli del Belgio, detti: “épaulettes”, perché il re Leopoldo I°, vi è ritratto di tre quarti con la spallina dell’uniforme in primissimo piano.

Anche la Francia, sempre nel 1849, provvide alla emissione dei suoi primi francobolli, detti “Cereri” in quanto recavano l’immagine di profilo della dea Cerere.

 

Francobolli e Collezioni

Come iniziare una collezione

Inizialmente sarebbe opportuno raccogliere il maggior numero possibile di esemplari, anche se apparentemente uguali tra loro, per imparare a riconoscerli, maneggiarli, classificarli, apprezzarli ed amarli; per poi seguire le proprie preferenze, inclinazioni o gusti e, così, dedicarsi verso un particolare tipo di collezione, che più gratifichi la propria personalità

I vari tipi di collezione

Collezione generale: consiste nel cercare di possedere tutti i francobolli emessi in ogni parte del mondo. Essa è ormai impossibile da seguire, non solo per il costo , ma anche per il tempo necessario per aggiornare una raccolta così imponente. Comunque può essere suddivisa in più rami a seconda che si voglia limitarsi a periodi più o meno brevi di tempo, o solo a qualche Stato. La raccolta può, quindi, essere orientata ai soli francobolli del XIX° secolo, oppure del XX°, o a qualche decennio, come ad esempio quelli emessi durante le due guerre mondiali: essa, comunque, avrebbe prettamente valore “cronologico”.
Acquista, invece, connotazione “geografica” quando l’interesse si limita ai soli francobolli emessi da un singolo Stato o gruppi di essi; preferendo, di norma, “giocare in casa” per diverse motivazioni, tra cui: la facilità nel reperire gli esemplari, i cataloghi, le guide ecc. ecc. , nella lettura dei testi e delle icone , nello scambio, nella compra vendita, ecc. ecc.
A volte la scelta può orientarsi verso un Paese di recente indipendenza per cui sia “agevole” avere tutte le emissioni. Un esperto, infine, non trascurando l’aspetto “economico”, ripone l’attenzione su di uno Stato che abbia maggiore “serietà” nella Amministrazione Postale e offra, quindi, garanzie di solidi investimenti economici.
Ognuno, comunque, può scegliere la collezione che più gli piace e dedicarsi al tipo di raccolta che meglio soddisfi le proprie inclinazioni, connotando la filatelia come: un semplice svago, un arricchimento culturale, una forma di investimento economico.

Collezioni a soggetto: dopo l’ultima guerra mondiale si ebbe una nuova concezione della filatelia. I collezionisti, che prima non badavano molto alle figure sovrastampate, cominciarono a raccogliere francobolli di qualunque paese e di qualunque periodo, purché presentassero figurazioni analoghe o simili. Si verificò cosi un abbandono delle tradizionali limitazioni territoriali e cronologiche potendo affiancare un esemplare del Congo con uno della Cina in tutta tranquillità, senza creare stupore o disappunto. Tali raccolte, dette a “soggetto”, ebbero da subito un grande successo, specialmente quelle dedicate alla “flora” e alla “fauna”, dove ispirandosi a criteri di classificazioni scientifiche, si ebbe un ordinamento dei francobolli molto particolareggiato e rigoroso.
Molto vasta è la gamma a cui potersi oggi indirizzare, dai “personaggi famosi” agli “sports”; dal “cinema” al “circo” e cosi via, via; tanto da poter ritenere che le “collezioni a soggetto” costituiscono, con le emissioni di tutto il mondo in quasi centotrenta anni, la più illustrata di tutte le enciclopedie.

Collezioni tematiche: accanto alle collezioni a soggetto vi sono altre che utilizzano le immagini stampate sui francobolli per ordinarli in base ad un tema generale e per trattare sistematicamente il tema scelto; esse sono le raccolte tematiche con le quali è possibile ad esempio trattare “la storia dei mezzi di trasporto” cominciando con il cavallo per arrivare alla navicella spaziale; oppure narrare sotto ogni angolo visivo la storia della “prima guerra mondiale” o della “seconda guerra mondiale”, o di altri grandi “eventi politici – militari” di un determinato periodo storico; o ricostruire l’evoluzione della “scienza nucleare” attraverso i volti dei suoi grandi protagonisti e le tappe significative della sua affermazione e realizzazione.

 

Posta Aerea

Una raccolta particolare di francobolli ,che è la più moderna fra quelle di tipo tradizionale e la prima tra quelle definite a soggetto, è la Posta Aerea. Con l’avvento dell’aeroplano, la posta prese a viaggiare in modo celere, percorrendo le vie del cielo. Il primo francobollo di posta aerea fu emesso dall’Italia nel maggio del 1917 .E’ una collezione molto interessante, vi trovano posto tutti i francobolli dedicati alle grandi imprese aeronautiche, come: “la prima attraversata dell’ Atlantico”, i “giri del mondo” effettuati dai tanti pionieri dell’aria, ecc. ecc. Vi si riflette lo sviluppo tecnologico ed estetico degli aeroplani, come: dal “più pesante dell’aria”, dal biplano dei fratelli Wright, allo “Spirit of Sant Louis” di Lindbegh, fino ai reattori civili e militari dell’ultima generazione.

 

Annulli Postali

Contemporaneamente al francobollo venne ideato il sistema per annullarlo, per dimostrare cioè che era già servito per pagare i diritti postali rappresentati dal valore facciale. Tale annullamento venne eseguito fin dall’inizio imprimendo un timbro, o bollo, ad inchiostro. I bolli di annullo possono avere le forme più diverse, ma rientrano tutti in due grandi categorie: A) quelli “muti” creati appositamente per annullare i francobolli e quindi composti da segni, per lo più linee parallele, a volte ondulate, proprio per impedire la rimozione del bollo. B) quelli “parlanti” o “nominativi” in dotazione a molti uffici postali ancor prima dell’avvento del francobollo, recanti il nome della località di impostazione e altri dati, quali: il giorno, il mese e l’anno dell’annullo. I francobolli annullati sono tanto più pregiati, e quindi apprezzati, quanto più nitido e non deturpante è il bollo sovraimpresso. I francobolli del Regno di Sicilia, emessi nel 1859, hanno quasi sempre un annullo che non rovina il ritratto di Ferdinando II° di Borbone, poiché il timbro stesso era stato ideato in modo da “incorniciare” il ritratto del sovrano, senza deturpare con l’inchiostro l’effige. In Argentina nel 1950, alla morte di Eva Duarte, gli impiegati postali ebbero l’ordine di annullare in un angolo i francobolli, per non rovinare l’immagine della bionda Evita. Non tutti i francobolli annullati recano l’impronta di un timbro, poiché in alcuni uffici postali, a volte, si procedeva normalmente, o dietro autorizzazione, all’annullamento con tratti di penna, o con diciture sempre manoscritte, o, come per alcuni esemplari dell’Afghanistan del 1870 e del 1890, al taglio di un piccolo pezzo d’angolo. In genere gli “usati” su lettera, o su pezzi di lettera, valgono più degli usati sciolti, specie se si tratta di emissioni antiche o di rarità, poiché la busta costituisce garanzia di autenticità. Particolari annulli nominativi sono quelli ideati appositamente per commemorare fatti e avvenimenti di rilevanza storico - culturale, per celebrare visite o anniversari, per inaugurare mostre, esposizioni e fiere, o per ricordare il “primo” giorno di emissione del francobollo stesso, connotando cosi la busta stessa di particolare valore filatelico.

 

Come si identifica un francobollo

Apparentemente l’operazione può sembrare difficile, ma con un po’ di pratica l’identificazione diverrà agevole. Innanzi tutto ricordiamoci che il francobollo è un documento: il documento di se stesso, e quindi per decifrarlo basta saperlo leggere. In primo luogo è necessario capire da quale Paese proviene. Quasi sempre il nome dello Stato emittente è stampato in modo chiaro; la difficoltà è nel leggere “Polska” per “Polonia”, oppure “Belgique” per “Belgio”, o “Espana” per “Spagna”; cosi non sarà poi difficile comprendere, per chi abbia un po’ di competenza linguistica, come “Deutsch” significhi “Tedesco” o “Osterreich” “Austria”, che “Helvetia” stia ad indicare qualcosa di “Elvetico”, cioè di “Svizzero”, che “Magyar” è l’equivalente di “Ungheria” e che “Shqiperia” è sinonimo di ”Albania”. Ci sono Paesi che purtroppo non adoperano gli stessi caratteri del nostro alfabeto e quindi occorre avere elementi di conoscenza per una rapida identificazione dei francobolli con diciture particolari. Una prima considerazione merita l’alfabeto greco e quello cirillico; il primo viene usato solamente dalle poste elleniche e cipriote, mentre l’altro dalla Russia e dalla Bulgaria. Sui francobolli della Grecia si trova la scritta “ELLAS” o “ELLAC”, mentre quelli ciprioti sono stampati in tre lingue. Tutti i francobolli sovietici presentano la sigla “CCCP”, che sembra composta in caratteri latini, ma in realtà si tratta di lettere cirilliche che suonano “SSSR”: Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, mentre “Bulgaria” si identifica con “ БЪΛгАРиЯ”. Altri Stati, invece, si designano sui francobolli con una sigla, occorre quindi sapere, ad esempio, che “U.S. Postage” equivale a “Posta degli Stati Uniti d’America”, che “DDR” indica la Repubblica Democratica Tedesca, mentre “UAR” la Repubblica Araba Unita, cioè l’Egitto. Per i Paesi orientali l’Unione Postale Universale ha imposto, oltre alla dicitura locale, anche quella con caratteri latini; i francobolli giapponesi presentano cosi, oltre ad una serie di ideogrammi, la dicitura “NIPPON”. Per riconoscere un dentellato giapponese di alcuni anni fa, occorre individuare un piccolo fiore stilizzato a sedici petali, che identifica il tradizionale “crisantemo”, oppure un piccolo rettangolino tagliato a metà orizzontalmente ð , ideogramma che significa “Giappone”. La Cina, invece si identifica anch’essa con un rettangolino, però tagliato verticalmente con un tratto che si assottiglia dall’alto in basso a fuoriuscire ^. Per i britannici il distintivo della loro nazionalità è dato dal ritratto del sovrano regnante al momento della emissione; dal “penny nero” ad oggi si sono succeduti sul trono inglese sei sovrani e precisamente: la regina Vittoria, Edoardo VII° , Giorgio V°, Edoardo VIII°, Giorgio VI° ed Elisabetta II°. Con queste poche regole è possibile stabilire la provenienza di quasi tutti i francobolli rinvenibili, ma per stabilire se per davvero si tratta di un francobollo o di una semplice marca da bollo ,o di un qual cosa altro, occorre rinvenire in caratteri latini, o cirillici, la dicitura “Posta” o “Poste” ; “Post” in tedesco, “Postage” in inglese, “Postes” in francese, “POчтА” in cirillico, “Correo” in spagnolo, “Correio” in portoghese e cosi via. Oggi, comunque, molti Stati non usano più stampare la parola “Posta” per cui è opportuno consultare sempre un catalogo per fugare ogni dubbio e superare qualsiasi difficoltà di provenienza e di classificazione.

 

Il formato dei francobolli

I primi francobolli, con formato rettangolare, avevano le seguenti dimensiono: mm 19 di larghezza e mm 23 di altezza. Ancora oggi la stragrande maggioranza dei francobolli stampati in ogni parte del mondo presenta le stesse dimensioni, ritenute dai più quasi ideali. Tantissime, comunque, le variazioni sia nel formato che nelle misure. La prima variazione fu quella apportata nel 1843 dal Brasile con francobolli “coricati” , ossia: più larghi che alti (occhi di bue e di serpente). Sempre di forma rettangolare, tra le emissioni moderne, si annota il francobollo svedese, emesso nel 1962, per l’ 80°compleanno di re Gustavo Adolfo con lunghezza superiore al normale; ancor di più il dentellato polacco del 1965 che, per far posto ad un elegante calesse inglese trainato da tre paia di cavalli, raggiunse le dimensioni di mm103 x 21. Gli Stati Uniti furono i primi a far “grande” il rettangolo nel 1865 con l’emissione di quattro valori con dimensioni di: mm 50 x 100. Nel 1863 lo Stato colombiano di Bolivar debuttò con l’emissione del più “piccolo” francobollo con lato meno di un cm. Nel 1870 la Gran Bretagna stampò il mezzo penny, grande circa la metà del penny intero. Il formato divenne “quadrato” nella emissione del 1857 di Terranova, “trapezio isoscele” per l’isola di Malta, “triangolo isoscele” per la colonia inglese del Capo di Buona Speranza nel 1853, “triangolo equilatero” per l’emissione Colombiana del 1865. Il Belgio nel 1866 per il servizio telegrafico, utilizzò francobolli “esagonali”, mentre spetta ancora alla Colombia l’emissione di valori “ottagonali” anche se privi di dentellatura. I primi ottagonali con dentelli su tutti i lati furono emessi dalle autorità turche nel 1898. Moltissimi i casi di francobolli “ovali” o “circolari”, ma tutti senza dentelli, ritagliati dall’utente in forma quadrata o rettangolare. I primi francobolli veramente circolari furono emessi dalla Sierra Leone nel 1966, riproducevano monete d’oro nazionali e venivano stampati su dischi di cartoncino, distribuiti singolarmente e muniti ,al verso, di una sostanza autoadesiva . La stessa Sierra Leone nel 1967 stampò un francobollo a forma di aquila ad ali spiegate. Infinite quindi le variazioni al tema; una in particolare spetta all’Italia che, nel 1933, per affrancare la posta aerea (crociera Italo Balbo), emise dei “trittici”: Tali francobolli, che costavano 25 lire per le lettere dirette in Europa e 50 lire per quelle a destinazione Americhe, si componevano di tre parti affiancate e separate da dentellatura su tutti i lati, ma che venivano vendute come un tutto indivisibile: la prima parte costituiva un’etichetta per raccomandate – espresso, la seconda un francobollo per la tariffa della raccomandata – espresso per l’estero, la terza il sovraprezzo di posta aerea. Di “trittici” e di “polittici” se ne sono poi susseguiti moltissimi altri, tra cui va ricordato il “foglietto” delle Nazioni Unite del 1967 riproducente l’intera vetrata di Marc Chagall nella sede dell’ O.N.U. a New York.

 

Francobolli ordinari e commemorativi

Dopo aver esaminato le prime due fasi della identificazione di un francobollo, cioè se si tratta o meno di un francobollo e quale sia il Paese di provenienza, è opportuno adesso sapere quali sono i vari tipi di francobolli esistenti.
Una prima grande categoria è costituita dai francobolli “ordinari”, cioè quelli che ogni amministrazione postale mette in circolazione per soddisfare le proprie esigenze di servizio. Il loro formato è generalmente piccolo e quasi sempre recano solo le diciture essenziali, quali: il nome del paese emittente, la parola “poste” o l’equivalente, il prezzo nominale, la stampa di una figura relativamente semplice, a volte solo la cifra del valore nominale come soggetto principale.
Inizialmente, in base alla figura rappresentata, i francobolli ordinari potevano essere suddivisi in due gruppi: le “effigi” e gli “araldici”. I primi raffiguravano sovrani regnanti (dalla regina Vittoria d’Inghilterra a Ferdinando II° di Borbone, da Leopoldo I° re del Belgio a Guglielmo III° d’Olanda ecc.), presidenti in carica o primi cittadini deceduti o comunque non più in carica (si ricordi che negli Stati Uniti d’America è proibito effigiare persone viventi sui francobolli). Napoleone III° si fece ritrarre sui francobolli prima come presidente della III° Repubblica e poi come imperatore.
A metà strada tra le effigi e gli emblemi, stanno le teste dei personaggi mitici, come quella di Cerere sui francobolli francesi, quella di Mercurio sui valori della Grecia. I secondi invece, gli “Araldici”, sono rappresentati dallo stemma ufficiale dello Stato, che spesso coincide con quello della dinastia regnante. I vari staterelli in cui si divideva l’Italia prima della unificazione, ebbero solo francobolli a “stemma”, il solo Lombardo – Veneto ne stampò esemplari sia con l’aquila bicipite della monarchia austro – ungarica, che con il profilo di Francesco Giuseppe. Oggi, al posto di teste coronate, presidenti o di stemmi trovano posto le immagini di poeti, navigatori, scienziati, eroi nazionali o di paesaggi e monumenti e quindi risulta meno monotona la loro raccolta.
La seconda grande categoria è costituita dai francobolli “commemorativi” che vengono emessi per festeggiare un avvenimento di grande rilievo o una particolare ricorrenza. Secondo alcuni filatelici l primi commemorativi al mondo furono quelli francesi del 1863, dove il profilo di Napoleone III° si arricchisce di una corona d’alloro, a commemorare appunto le sue vittorie a Magenta e a Solferino. Altri attribuiscono il primato al valore da 5 centavos peruviano del 1871, apparso in occasione della apertura della linea ferroviaria: Lima – Callao - Chorillos . Altri ancora alla serie emessa nel 1888 dal Nuovo Galles del Sud per festeggiare il centenario della colonia , ora facente parte della Australia.
In linea di massima i “commemorativi” si differenziano dagli “ordinari” per il formato, relativamente più grande e per la dicitura riguardante l’evento che ne ha determinato l’emissione. Se, poi, accanto al valore nominale c’è un “+” seguito da una seconda cifra, allora si tratta di un francobollo di “beneficenza”; acquistandolo si versa l’equivalente del valore addizionale alla Croce Rossa, o alla Lega Antitubercolare o, ad una altra organizzazione assistenziale, a cui è destinata la cifra in aggiunta. Un ultimo gruppo da annotare è quello dei francobolli “pittorici” con cui si indicano tutti quei valori postali illustrati con vedute, paesaggi, riproduzione di quadri ecc. , che possono avere carattere commemorativo, ma spesso vengono emessi per altre motivazioni.

 

Dal francobollo al foglio intero

Fin dalle origini i francobolli, essendo “piccoli” nel formato, venivano stampati, per ragioni economiche, su fogli interi e non uno a uno. Per staccarli l’uno dall’altro si doveva ricorrere all’uso delle forbici. Nel 1850 l’inglese Henry Archer brevettò una macchina capace di praticare tanti forellini tra un esemplare e l’altro in modo da rendere agevole il loro distacco anche senza forbici. Ancora oggi i fogli interi dei valori postali presso i nostri tabaccai hanno quei forellini che costituiscono la “dentellatura” dei francobolli. In genere una collezione è costituita da francobolli “isolati”, cioè staccati dai fogli a cui appartenevano; il francobollo in fondo era stato concepito come “pezzo” a se stante e quindi, come esemplare isolato, ha in se le qualità da appagare in pieno le esigenze del collezionista. Eppure in molti casi il collezionista, superata la fase di iniziazione, ama possedere i francobolli in “multipli”, cioè: paia, strisce, blocchi, fogli interi di esemplari ancora uniti tra di loro perché a volte costituiscono delle vere rarità. Il più apprezzato di tutti è senza dubbio il blocco da quattro esemplari, detto “quartina”, composto appunto da quattro valori, di cui: due in alto e due in basso. Particolare valore filatelico riveste il “foglietto” composto in genere da soli quattro valori impreziosito ai bordi da varie diciture celebrative.
Il primo “foglietto” fu emesso a Parigi nel 1925 durante una grande mostra filatelica; per l’occasione le poste francesi ebbero l’idea di ristampare un francobollo da 5 franchi di 50 anni prima, ma anziché stamparlo su fogli normali, lo realizzarono in blocchetti di quattro esemplari, impressi al centro di un foglietto di carta.
Il primo vero foglietto risale all’anno 1847 quando nell’isola di Mauritius i francobolli furono stampati uno a uno. L’occasione scaturì da un invito a ballo presso l’ambasciatore. L’orologiaio di Potr Luis, Iames Barnard, incise su di una lastrina di rame la matrice dell' one penny (arancio) e quella per il two pence, procedendo alla stampa di un esemplare alla volta. Tali emissioni sono delle vere rarità filateliche e la lastrina di rame non si sa a chi oggi appartenga
Oggi i francobolli si realizzano sia in fogli normali che in foglietti e questi ultimi sono formati o da uno o più valori, uguali tra loro o differenti, a formare una “serie” . In filatelia con la parola “serie” si indica un determinato gruppo di francobolli che si assomigliano tra loro nella impostazione grafica (a volte recano la stessa figura), che sono apparsi nello stesso periodo di tempo, ma che si differenziano per il diverso prezzo nominale o per il colore in cui sono stampati. Attualmente una serie può essere costituita anche da venti e più valori. Per un collezionista la serie deve essere sempre completata; anche se a volte, visto il costo di qualche esemplare, diventa proibitivo tale realizzazione.

 

Indice dei lavori di ricerca effettuati

Padre Pio da Pietrelcina
Dante Alighieri e la Divina Commedia
Le prime tre edizioni della Divina Commedia
Michelangelo Buonarroti
Giuseppe Mazzini
Società Alpinisti Tridentini
Il Corpo degli Alpini
Il Lupo

 

Padre Pio da Pietrelcina

Francesco Forgione nasce il 25 maggio del 1887 a Pietrelcina in provincia di Benevento. Entra come novizio nel convento dei cappuccini di Morcone (BN) il 22/01/1903, dove veste l’abito francescano prendendo il nome di: frà Pio ed il 10/08/1910 viene ordinato sacerdote nel duomo di Benevento.
Il 17/09/1915, mentre si trova in riposo a Pietrelcina, riceve le stimmate invisibili, mentre il 20/09/1918 riceve quelle visibili.
Un coro imponente di anime afferma di dovere a Padre Pio la vita dello spirito ed altrettanto incalcolabili sono i benefici materiali ottenuti per intercessione della sua preghiera.
Muore il 23 settembre 1968 all’età di 81 anni, mentre il processo per la sua beatificazione prende inizio il 20/03/1983.
Il 18 di dicembre del 1997 con la pubblicazione del “Decretum super Virtutibus” riceve il titolo di “Venerabile”.
Il 2 maggio del 1999 è proclamato BEATO da Sua Santità Giovanni Paolo II° in piazza San Pietro.
La beatificazione è un atto con cui il Papa dichiara che una persona è stata ammessa a godere la visione beatifica, ovvero lo stato di Felicità in Cielo.

 

Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968)

 
XXX anniversario della morte
 
Data di emissione:
Francobollo:
Tiratura:
Vignetta:

Incisore:
Stampa:
Carta:
Colori Monocromia:
Formato carta:
Dentellatura:

23 settembre 1998
L 800
10000000 di esemplari
in primo piano Padre Pio , mentre sullo sfondo la Chiesa del Convento dei Padri Cappuccini in San Giovanni Rotondo.
Antonello Ciaburro
calcografia
fluorescente, non filigranata
monocromia
mm: 40 x 30
14 x 13
 

Dante Alighieri e La Divina Commedia

Dante Alighieri nacque a Firenze nel 1265 da famiglia guelfa di piccola nobiltà e morì a Ravenna nel 1321. Allievo di Brunetto Latini, si dedicò presto alla poesia stringendo amicizie con i poeti Stilnovisti, tra cui Guido Cavalcanti. Nel 1274 incontrò Beatrice Portinari, di cui si innamorò e che ispirò tutta la sua opera poetica: a lei dedicò: “Vita Nuova”. Prese parte attiva alla vita politica di Firenze schierandosi con i Guelfi Bianchi e, mentre era ambasciatore presso il Papa Bonifacio VIII°, fu condannato in contumacia dai Guelfi Neri, che prevalsero in Firenze con l’aiuto di Carlo di Valois. Durante l’esilio andò peregrinando di città in città componendo le opere della maturità, tra cui la Divina Commedia , il fondamento della letteratura nazionale. Tale opera è divisa in tre cantiche: Inferno, Purgatorio e Paradiso; di 33 canti ciascuna, più un canto introduttivo, con un totale di 14233 versi in terzine intercalate endecasillabi. Soggetto dell’opera è il viaggio immaginario dell’autore nell’oltretomba, compiuto nel 1300, anno del Giubileo, con la guida di Virgilio nei primi due regni, e di Beatrice prima, e San Bernardo poi, nel Paradiso. Viaggio allegorico della Umanità verso la Felicità Terrena, sorretto dalla ragione (Virgilio) e illuminato dalla Rivelazione (Beatrice), di cui è depositaria la Chiesa, verso la Felicità Eterna (Empireo), luogo di Contemplazione dei Misteri della Fede Cristiana.

 

23 Novembre 1972
Celebrazione del 5° centenario delle prime tre edizioni della
“Divina Commedia”

Le prime tre edizioni della Divina Commedia, che costituiscono un raro monumento tipografico editoriale, furono stampate tra l’11 aprile e il 18 luglio del 1472.
La prima è folignate, reca la data dell’11/4/1472 e venne curata da J. Numeister ed E. Angelini ; la seconda, che reca solo l’indicazione dell’anno, è mantovana ed è opera di Georg e Paul Butzbach; la terza, del 18/7/1472, è chiamata comunemente iesina, ma forse è veneziana; infatti, si può rilevare come nella terza edizione manchino nomi stranieri, cosicchè essa risulta opera esclusiva di un tipografo italiano, e più precisamente veronese; il quale, prima di passare a Iesi, aveva però operato a Venezia, stampandovi quasi certamente la Divina Commedia; di qui l’incertezza nell’attribuire indiscutibilmente all’ edizione del 18 luglio la cittadinanza iesina o quella veneziana.
L’emissione dei tre francobolli ha voluto celebrare un avvenimento culturale che interessa anche la storia dell’editoria, la grafica e la stampa.

 

Michelangelo Buonarroti

Nacque nel 1475 a Caprese nel Casentino. Fu genio poliedrico di smisurata grandezza. Buonarroti dominò due terzi dell’età aurea dell’arte italiana. Firenze e Roma furono le sue patrie artistiche, dove i suoi capolavori presero vita sotto la casata dei Medici e sotto il pontificato di ben sette Pontefici. Temperamento tempestoso e fiero; fu acerrimo rivale con il Bramante e polemico con Papa Giulio II° . Tra i suoi capolavori ricordiamo : la Pietà, la facciata di San Lorenzo a Firenze, la Sacrestia Nuova per la tomba dei Medici, la Biblioteca Medicea Laurenziana, San Pietro in Vincoli, la piazza del Campidoglio a Roma e gli splendidi affreschi sulla volta della Cappella Sistina e del “Giudizio Universale” sulla parete della stessa Cappella. Morì nel 1564.

Emissione del 18 aprile del 1975
Celebrazione del Cinquecentenario della nascita di
Michelangelo Buonarroti

L’emissione riporta un particolare del “Giudizio universale” tratto dagli affreschi della Cappella Sistina, la Madonna del Tondo Pitti, un finestrone cieco dei palazzi Vaticani.

 

Giuseppe Mazzini

Nato a Genova il 22 giugno del 1805, morì a Pisa il 10 marzo 1872. Studente prima di medicina e poi di giurisprudenza a Genova, dove si laureò nel 1827, coinvolto in una cospirazione carbonara, detenuto a Savona e quindi espulso dallo Stato Piemontese, G. Mazzini fondò a Marsiglia la “Giovane Italia” con programma democratico, repubblicano, unitario. Esule in Svizzera, fondò la “Giovane Europa”, espulso e rifugiato a Londra vi organizzò gli operai italiani, fondò una scuola gratuita, sempre per italiani e, soprattutto, promosse con conferenze, articoli sulla stampa inglese, il favore della opinione pubblica per la causa nazionale italiana. Triumviro della Repubblica Romana (febbraio – luglio 1849), ne guidò l’eroica resistenza contro l’aggressione francese. Ancora esule a Londra, promosse la liberazione d’Italia e la rivoluzione Europea, fornendo a Garibaldi l’elemento giovane ed attivo della sua azione (campagna del 1859, spedizione dei Mille) e legando l’elemento operaio alla causa nazionale (insurrezione milanese del 1853). Dopo la proclamazione dello Stato Unitario Italiano, sostenne l’autonomismo regionale e il compimento dell’unità nazionale fino al Brennero e alle Alpi Giulie; indusse il Governo ad agire per la liberazione di Roma (1870) e nella nuova capitale convocò un congresso nazionale delle società operaie, che strinsero un “patto di fratellanza” durato fino al 1893. Fra le sue opere più importanti si ricordano: “ I doveri dello uomo ”, “ Ricordi autobiografici ”, nonché il vastissimo epistolario.

10 marzo 1972
Commemorazione di Giuseppe Mazzini
nel primo centenario della sua morte.

 

Società Alpinisti Tridentini

La Società Alpina del Trentino nacque il 2 settembre 1872 a Madonna di Campiglio con lo scopo statutario di esplorare, illustrare e far conoscere le montagne e specialmente quelle trentine, ma con la segreta finalità di difendere l’italianità delle Alpi Tridentine dall’invadenza straniera. Fu sciolta dalla polizia austriaca nel 1876, ma venne ricostituita l’anno successivo con il nome di “Società degli Alpinisti Tridentini”. Alla sua attiva opera in favore della conoscenza scientifica della Regione, del turismo, dell’alpinismo giovanile, della speleologia, dalla pubblicazione degli “Annuari” alla costruzione di rifugi e sentieri, dall’istruzione delle guide alpine al soccorso in montagna, deve aggiungersi quella per la salvaguardia del patrimonio nazionale delle valli tridentine. Durante la prima guerra mondiale numerosi soci si arruolarono come volontari e molti di essi caddero sul campo o furono giustiziati, tra cui: Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa. Nel secondo conflitto mondiale larga fu la partecipazione alla Resistenza.

Emissione del 2 settembre 1972
Celebrazione del centenario della fondazione della
Società Alpinisti Tridentini

 

Il Corpo degli Alpini

Vittorio Emanuele II, il 15 ottobre 1872, firmò a Napoli il decreto istitutivo di un certo numero di compagnie alpine, reclutate in zone di montagna, con il compito della difesa di alcune valli di frontiera. Nel marzo del 1873 vennero così costituite le prime 15 Compagnie Alpine, che vennero portate a 24 nel settembre successivo e inquadrate in 7 Reparti, che due anni dopo assunsero la denominazione di Battaglioni. Nel 1882 nacquero i primi sei Reggimenti Alpini con 10 Battaglioni e 72 Compagnie. Nel 1887 si affiancò agli Alpini, l’Artiglieria da Montagna in appoggio alle formazioni garibaldine. Creati per la difesa dei valichi montani, gli Alpini ebbero però il battesimo del fuoco in Eritrea, nel 1887. Il 1° marzo 1896 ad Adua venne consacrato nel sangue il loro eroico destino. Successivamente, nel 1911, 10 Battaglioni Alpini partirono per la Libia, in occasione della guerra italo-turca. Nel primo conflitto mondiale gli Alpini furono presenti con 88 Battaglioni, per una forza complessiva di 350000 uomini, che scrissero autentiche pagine di gloria in 42 mesi di lotta. La seconda guerra mondiale vide gli Alpini su vari fronti comportarsi sempre con indomito valore e spirito di sacrificio.

Emissione del 10 maggio 1972
Celebrazione del centenario della formazione del
Corpo Degli Alpini

 

Il Lupo

Il Lupo (Canis lupus) popolava un tempo tutto l’emisfero nord della Terra, mentre oggi il suo numero si è drasticamente ridotto. È ancora presente in quantità ragguardevole solo in alcune zone dell’est Europa, in Cina e in America del nord; mentre sopravvive in piccoli nuclei in Finlandia e nella area mediterranea, Italia compresa. Negli Stati Uniti d’America occupa ormai una minima parte della sua antica area di presenza; la sua popolazione è consistente solo in Alaska ed in Canada. Le popolazioni indigene conoscono ed apprezzano il lupo per il suo insostituibile ruolo nell’ecosistema; infatti ,tra i carnivori che predano i grandi erbivori, il lupo è di naturale aiuto per conservare l’equilibrio biologico tra cervi, caprioli ed altri mammiferi predabili .

 


Concorso Nazionale Ambientale

“Vivere un Parco”
04 – 07 maggio 2000

Laboratorio di Filatelia
Il nostro progetto

 

 

Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni
Divisione Filatelia
R O M A

Egregio Sig. Ministro

Come alunni della Scuola Media Statale “Manicone” di Vico del Gargano (FG), frequentanti il laboratorio di filatelia, a Lei ci rivolgiamo per esporre un nostro piccolo desiderio: l’emissione di un francobollo che illustri un “angolo” della nostra cittadina.
Siamo stati “iniziati” in questo anno scolastico 1999/2000 alla filatelia quasi per gioco, come un fatto ricreativo; ma poi, pian piano, il francobollo per noi è diventato valido mezzo didattico per lo studio dei vari argomenti affrontati in classe con i nostri insegnanti, cosi da ipotizzare l’emissione di un “nostro” francobollo.
Ci siamo resi conto che “esso” rappresenta in verità la sintesi di un lavoro di assieme, dove confluiscono i saperi delle diverse “discipline”, i linguaggi e le tecniche specifiche per la sua progettazione e realizzazione.
Teniamo a sottolineare che il nostro paese, situato nel cuore del parco nazionale del Gargano, non ha mai avuto l’onore di un “dentellato” e cosi, con la gioia nei cuori per la speranza di un tale evento, animati di entusiasmo, abbiamo scelto, tra gli angoli più suggestivi della nostra cittadina: il “Convento dei frati Cappuccini” e per tema: “Vivere un Parco” per le seguenti motivazioni:

A) La nostra Scuola, in collaborazione con il Liceo Classico “Virgilio” e l’Ente Parco Nazionale del Gargano, con il patrocinio del Ministero all’Ambiente, dell’Assessorato all’Ambiente della Regione Puglia, dell’Amministrazione Provinciale di Foggia e del Comune di Vico del Gargano, ha istituito il concorso nazionale di educazione ambientale: “Vivere un parco”, che già nella scorsa edizione del 1999, ha ottenuto un grande successo con la partecipazione di numerose Scuole provenienti da varie Regioni d’Italia. Con l’emissione del francobollo intendiamo dare ulteriore rilevanza alla seconda edizione del concorso, la cui manifestazione è prevista per la prima decade di maggio del corrente anno 2000. Vogliamo cosi rendere partecipi alla iniziativa un numero sempre maggiore di Scuole e sensibilizzare gli studenti sia alla problematica ambientale , che alla filatelia.

B) Con l’acquisizione di conoscenze, dopo l’attento lavoro di ricerca ambientale, storica ed artistica, certi che attorno al Convento per secoli si siano intrecciati i destini di tanti che hanno dato lustro al nostro comprensorio, riteniamo quindi, che ancora “oggi” possa il nostro futuro trovare radici profonde, come il maestoso leccio al suo cospetto, tali da riscoprire l’identità di essere: “cittadini garganici”.
Pertanto sarebbe opportuno che l’emissione avvenisse in concomitanza con la manifestazione del concorso e sarebbe importante per noi, anzi cosa assai gradita, una Sua diretta partecipazione. Sicuri della Sua sensibilità e fiduciosi che quanto progettato possa realizzarsi, con affetto La salutiamo.

Vico del Gargano, li 01/02/2000
Gli Alunni del Laboratorio di Filatelia

 

Convento Cappuccini di Vico del Gargano

 
Fondazione:
Archidiocesi:
Titolo:
Indirizzo:
N° telefonico:
1566
Manfredonia
S. S. Annunziata, poi S. Maria degli Angeli
Convento Cappuccini, 71018 Vico del Gargano (FG)
0884 - 910449
 

La costruzione del convento ebbe inizio nel 1566 con il consenso di Mons: Bartolomeo Gallio, Arcivescovo sipontino, con contributo spese ad opera del marchese Colantonio Caracciolo. La chiesa fu intitolata alla SS Annunziata e i frati ne presero possesso nel 1569. Il violento terremoto del 31 Maggio 1646 la rase completamente al suolo provocando anche la morte di fr. Bonaventura da Gubbio. Il Convento venne poi ricostruito sulla stessa pianta della chiesa grazie all’interessamento del marchese Troiano Spinelli e, nel farsi del nuovo edificio, il Vaccaro, pittore di origine napoletana, dipinse in loco gli scomparti con: Dio Padre; l’Annunziata; l’Arcangelo Gabriele; S. Bonaventura da Bagnoreggio; S.Oronzo; nonché la tela centrale con: San Rocco, San Francesco e Santa Maria degli Angeli; a cui la chiesa, ricostruita e consacrata, venne intitolata il 25 febbraio del 1677. Molto venerato nella chiesetta del Convento è un artistico e miracoloso Crocefisso del ‘600, che la tradizione vuole sia stato scolpito a Trieste da un pastore e poi trasportato fino a Vico del Gargano su di una barca a vela, che rischiò di naufragare nei pressi di San Menaio: Particolarmente sentito dalla popolazione fu il miracolo del 1866 quando, per suo mezzo, fu debellata la peste da Vico. Lo si venera il 23 aprile di ogni anno con solenne processione e grande partecipazione di popolo. Innanzi al Convento sorge maestoso il: Leccio dei Cappuccini (Quercus Ilex), che la tradizione vuole sia stato piantato da: fr. Nicola da Vico del Gargano, sul finire del ‘600. È uno dei più imponenti lecci di Europa, il tronco raggiunge i 5 m di circonferenza, mentre la chioma va oltre i 50 m . Nel 1934, durante una bufera, cadde un grosso ramo che lasciò nella pianta un gran vuoto, tuttora visibile; fu allora che si rese necessario imbrigliare i grossi rami con cavi d’acciaio e sostenerli con validi sostegni.

Vico del Gargano, li 01/02/2000

 

Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni
Divisione filatelia
R O M A

Oggetto:
Progetto di emissione di un francobollo ideato dagli alunni, laboratorio di filatelia della Scuola Media Statale “Manicone” di Vico del Gargano (FG)

 
Data di emissione:
Soggetto:
Vignetta:
Colori:
Carta:
Stampa:
Tiratura:
Formato:
Dentellatura:
Valore:
presumibilmente dallo 01/05 al 10/05/2000
Convento Cappuccini
Convento Cappuccini con Leccio dei Cappuccini
policromo, puntiforme
fluorescente, non filigranata
calcografia
3.000.000
mm 6 x mm 4
14 x 13
L 800
 

p. s. : i predetti parametri sono solo indicativi e quindi suscettibili di modifiche e di integrazioni che i Vostri esperti riterranno opportune nel mettere in atto il progetto.

 

Indice dei francobolli e degli annulli esaminati

Castelli Italiani, serie ordinaria.
Modelli de' Bolli.
Italia al lavoro, 1950.
Propaganda militare, 1943.
Il Corpo degli Alpini (15/ottobre/1872), centenario della fondazione.
Società alpinisti tridentini (02/settembre/1872), centenario della fondazione.
Michelangelo Buonarroti (18/aprile/1475), quinto centenario della nascita.
Serie michelangiolesca, tratta dagli affreschi della Cappella Sistina in Vaticano, 1961.
Dante Alighieri (21/ottobre/1265), settimo centenario della nascita.
La Divina Commedia, quinto centenario delle prime tre edizioni, 23/novembre/1972.
Padre Pio da Pietrelcina, XXX° anniversario della morte, 23/settembre/1998.
Poste vaticane, 02 maggio 1999: Beatificazione di Padre Pio da Pietrelcina.
Poste Italiane, 02 maggio 1999: Beatificazione di Padre Pio da Pietrelcina.
San Giovanni Rotondo, 23 settembre 1993: XXV° anniversario della morte di Padre Pio da Pietrelcina.
San Giovanni Rotondo, 05 maggio 1996: XL° anniversario della fondazione “Casa Sollievo della Sofferenza
La famiglia dei Tasso.
Il Lupo, W.W. F. for nature e Airone.
Piacenza, 19 gennaio 1996: nove secoli del “Concilio di Piacenza”.
Piacenza, 20 gennaio 1996: nove secoli della “Prima Crociata”.
Piacenza, 21 gennaio 1996: nove secoli del “Prefazio della Beata Vergine”.
Piacenza, 09 ottobre 1996: conferimento medaglia d’oro alla Città.
Piacenza, 15 – 16 febbraio 1997: storia del postale piacentino.
Castelpetroso, 19 marzo 1995: visita di S. S. Giovanni Paolo II°.
Preparazione al Giubileo 2000, emissioni del 13/3/1999.
Preparazione al Giubileo 2000, emissioni del 25/9/1999.
Preparazione al Giubileo 2000, emissioni del 24/11/1999.
I Parchi nazionali, 12 marzo 1999; “La Sila”, “Arcipelago toscano”.
I Parchi nazionali: 22 aprile 1967.
Milan campione d’Italia, 07 giugno 1999.